Mattinate napoletane di Salvatore Di Giacomo

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Mattinate napoletane di Salvatore Di Giacomo 

 

Dopo aver lasciato gli studi di medicina per dedicarsi al giornalismo, Salvatore Di Giacomo si fece interprete di quello che amava definire il “verismo sentimentale”, cioè una scrittura capace di cogliere nella miseria impercettibili sfumature, elementi che sfuggono all’occhio poco allenato.

Mattinate napoletane, apparso per la prima volta nel 1886, è rappresentazione viva di questo spirito narrativo.
In queste quindici novelle, mescolando storie bizzarre, come quella del canarino poeta, ad altre decisamente più comuni, come quella di Fortunata, la fiorista accoltellata dal marito geloso, Di Giacomo accompagna il lettore per i vicoli pullulanti di vita realizzando un preciso e crudo ritratto di quella che il medico svedese Axel Munthe definì
«la città dolente»: la Napoli di fine Ottocento.

 

Si mise in cammino, scendendo per Toledo, con le mani in tasca e la testa china, tutto pensoso. Che si sentisse dentro lui stesso non lo sapeva.

 

Salvatore Di Giacomo (Napoli, 12 marzo 1860 – 5 aprile 1934) è noto per essere stato uno dei grandi interpreti dell’epoca d’oro della canzone napoletana. Delle sue poesie musicate si ricordano i successi di Era de maggioLuna novaPalomma ’e notteCarulì’E spingule francese. La sua produzione, però, va oltre: Di Giacomo è stato anche novelliere, drammaturgo e saggista. Tra le sue opere si ricordiamo: Sonetti (1884); la raccolta completa con note e glossario delle Poesie (edizione definitiva del 1927); Canzone e ariette nove (1916); Nennella, bozzetti napoletani (1884); Mattinate napoletane (1886); Pipa e boccale, racconti fantastici (1893); La piccola ladra (1899); Nella vita (1903); Garofani rossi (1913).

 

Prefazione di Marco Perillo

Descrizione

Dopo aver lasciato gli studi di medicina per dedicarsi al giornalismo, Salvatore Di Giacomo si fece interprete di quello che amava definire il “verismo sentimentale”, cioè una scrittura capace di cogliere nella miseria impercettibili sfumature, elementi che sfuggono all’occhio poco allenato.

Mattinate napoletane, apparso per la prima volta nel 1886, è rappresentazione viva di questo spirito narrativo.
In queste quindici novelle, mescolando storie bizzarre, come quella del canarino poeta, ad altre decisamente più comuni, come quella di Fortunata, la fiorista accoltellata dal marito geloso, Di Giacomo accompagna il lettore per i vicoli pullulanti di vita realizzando un preciso e crudo ritratto di quella che il medico svedese Axel Munthe definì
«la città dolente»: la Napoli di fine Ottocento.

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